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SOVRAINDEBITAMENTO: LE MODIFICHE APPORTATE DALLA LEGGE N.176/2020 ALLA LEGGE N.3 DEL 2012.

Aggiornato il: mar 14

La legge 18 dicembre 2020, n. 176, entrata in vigore il 25 dicembre 2020, di conversione del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, ha introdotto importanti novità nella disciplina delle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento contenuta nella legge 3 del 2012.

Di seguito proponiamo un’analisi delle principali novità.



1) La nozione di consumatore

La definizione di consumatore diviene: “la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigiana o professionale eventualmente svolta, anche se socio di una delle società appartenenti ad uno dei tipi regolati nei capi III, IV e VI del titolo V del libro quinto del codice civile, per i debiti estranei a quelli sociali”. In tal modo si ricomprende tra i soggetti che posso accedere alle procedure di composizione della crisi anche le persone fisiche soci di società di persone. A condizione che le passività derivino da attività estranee a quelle derivanti dall’attività d’impresa.

2) Falcidiabilità del debito IVA

Sulla questione della non falcidiabilità dell’IVA era recentemente già intervenuta anche la Corte Costituzionale, la quale, con sentenza n. 245 del 22 ottobre 2019, ha affermato l’incostituzionalità del terzo periodo dell’art.7 della Legge 3/2012, per contrasto con gli artt. 3 e 97 della Costituzione. Ora con la modifica in vigore dal 25 dicembre 2020 viene ammessa anche per l’IVA la decurtazione come per gli altri tributi.

3) Presupposti ammissibilità

Viene introdotto un limite di ammissibilità per coloro che hanno già beneficiato dell’esdebitazione per due volte.

4) Effetti sui soci illimitatamente responsabili

Viene aggiunto il seguente comma 2-ter: “L’accordo di composizione della crisi della società produce i suoi effetti anche nei confronti dei soci illimitatamente responsabili”. Si riscontrava la mancanza, nel precedente testo, di una norma che disciplinasse gli effetti del sovraindebitamento nel socio illimitatamente resposabile.

Anche per quanto concerne la liquidazione del patrimonio è stato aggiunto l’articolo 7-bis, il quale dispone “il decreto di apertura di liquidazione della società produce i suoi effetti anche nei confronti dei soci illimitatamente responsabili”.

5) La famiglia

Finalmente viene normata la possibilità di accedere a procedure di sovraindebitamento per l’intero nucleo familiare: “I membri della stessa famiglia possono presentare un’unica procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento quando sono conviventi o quando il sovraindebitamento ha un’origine comune”.

Il concetto di “famiglia” ricomprende oltre al coniuge i parenti entro il quarto grado e gli affini entro il secondo nonché le parti dell’unione civile e i conviventi di fatto di cui alla l. 20 maggio 2016, n. 76.

6) Cessione del quinto

Una modifica indispensabile per uniformare parte della giurisprudenza è quanto concerne la possibilità di operare la falcidia anche del debito derivante da contratti di finanziamento contro cessione del quinto dello stipendio, della pensione o del trattamento di fine rapporto.

Un nuovo impulso dato dal comma 1-bis dell’art. 8 della legge 3/2012, che sicuramente aiuterà a ridurre la mole delle opposizioni proposte dalle finanziarie erogatrici di finanziamenti contro cessioni del quinto.

La cessione del quinto è concetto ben diverso dalla cessione del credito, si tratta infatti di una mera modalità di riscossione, che prevede una serie di pagamenti periodici e che per tali considerazioni risulta, ad opinione dello scrivente, da sempre incompatibile con il presupposto di una procedura concorsuale.

7) Il mutuo ipotecario prima casa/bene strumentale

A mio avviso una delle più importanti novità a favore di un rilancio del piano del consumatore, strumento che ha riscontrato poco successo viste le molte lacune normative, ma siamo sicuri questa novità potrà aiutare ad avere una nuova spinta positiva.

Art. 8 comma 1-ter:”La proposta di piano del consumatore e la proposta di accordo formulata dal consumatore possono prevedere anche il rimborso, alla scadenza convenuta, delle rate a scadere del contratto di mutuo garantito da ipoteca iscritta sull’abitazione principale del debitore se lo stesso, alla data del deposito della proposta, ha adempiuto le proprie obbligazioni o se il giudice lo autorizza al pagamento del debito per capitale ed interessi scaduto a tale data.”

La norma concede al debitore, che sia in regola con i pagamenti scaduti alla data del deposito della domanda, di tenere una categoria importante di debito al di fuori della proposta. Medesima chance è offerta al debitore che, pur trovandosi con pagamenti insoluti, venga autorizzato dal giudice a pagare il pregresso per capitale e interessi al giorno della domanda.

Il medesimo principio viene disposto dal comma 1-quater, il quale prevede che qualora l’accordo di composizione della crisi è proposto da un soggetto che non è consumatore e prevede la continuazione aziendale, è consentito prevedere che le rate del finanziamento, con garanzia reale sui beni strumentali, venano versate secondo le scadenze contrattualmente stabilite, a condizione che il debitore abbia adempiuto le proprie obbligazioni alla medesima data, oppure che il giudice lo abbia autorizzato al pagamento del debito per capitale ed interessi scaduto a tale data.

Sarà onere dell’O.c.c., nella figura del gestore nominato, ad attestare che il credito garantito potrebbe essere soddisfatto integralmente con il ricavato della liquidazione del bene oggetto della garanzia reale, effettuata a valore di mercato e che il rimborso delle rate a scadere non leda i diritti degli altri creditori.

8) Comunicazione all’agenzia delle entrate ed enti locali

Il precedente testo della Legge n.3/2012 prevedeva che l’O.c.c. entro 3 giorni dal deposito del ricordo provvedesse a comunicare all’agenzia della riscossione, agli uffici fiscali e agli enti locali la proposta di pino o accordo contenente la ricostruzione della sua posizione fiscale e indicazione di eventuali contenziosi in atto.

A parere di chi scrive, poco senso pratico aveva una tale comunicazione formulata a deposito già depositato ed inoltre necessitava di un coordinamento, o meglio una vera dipendenza dal legale del debitore, il quale doveva informare tempestivamente l’o.c.c. dell’avvenuto deposito.

L’art. 8 comma 1-quinquies prevede, invece, che l’O.c.c. entro sette giorni dall’avvenuto conferimento dell’incarico da parte del debitore, ne dia notizia all’agente di riscossione e agli uffici fiscali, anche degli enti locali, competenti secondo l’ultimo domicilio fiscale dell’istante, i quali entro trenta giorni debbono comunicare il debito tributario accertato e gli eventuali accertamenti pendenti.

Un’attività che viene disciplinata, ma che era già di norma svolta dal gestore al fine di verificare i dati della proposta sottoposta ad attestazione o per aiutare il debitore a formulare una proposta aggiornata.

9) Il merito creditizio

Nel novero delle verifiche richieste dell’O.c.c. viene inserita anche la valutazione del soggetto finanziatore, ovvero viene richiesto di accertare che questi abbia tenuto o meno conto del merito creditizio del debitore valutato con “deduzione dell’importo necessario a mantenere un dignitoso tenore di vita, in relazione al suo reddito disponibile. A tal fine si ritiene idonea una quantificazione non inferiore all’ammontare dell’assegno di sociale, moltiplicato per un parametro corrispondente al numero dei componenti del nucleo familiare della scala di equivalenza dell’ISEE prevista dal regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159”.

Le conseguenze di tale verifica è evidente dal comma 3-ter dell’art. 12:”Il creditore che ha colpevolmente determinato la situazione di indebitamento o il suo aggravamento ovvero, nel caso di accordo proposto dal consumatore, che ha violato i princìpi di cui all’articolo 124-bis del testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, non può presentare opposizione o reclamo in sede di omologa, anche se dissenziente, né far valere cause di inammissibilità che non derivino da comportamenti dolosi del debitore.”

10) L’omologazione anche in mancanza di adesione dell’amministrazione finanziaria

Il comma 3-quater dell’art.12 prevede che il tribunale possa procedere con l’omologazione dell’accordo di composizione della crisi anche “in mancanza di adesione da parte dell’amministrazione finanziaria quando l’adesione è decisiva ai fini del raggiungimento delle percentuali di cui all’articolo 11, comma 2, e quando, anche sulla base delle risultanze della relazione dell’organismo di composizione della crisi, la proposta di soddisfacimento della predetta amministrazione è conveniente rispetto all’alternativa liquidatoria”.

Una modifica che mira a dare un decisivo impulso allo strumento dell’accordo, sollevando (forse) l’amministrazione finanziaria dalla responsabilità di accettare o meno una proposta di ristrutturazione del debito, lasciando all’O.c.c. e al giudice l’onere di determinarne la convenienza rispetto un’alternativa liquidatoria.

11) Le azioni del liquidatore

Viene introdotto un nuovo articolo, l’Art. 14-decies, il quale introduce nuovi poteri in capo al liquidatore, il quale oltre ad avere la disponibilità del patrimonio attuale è investito anche del potere, se autorizzato dal giudice, di esercitare o, se pendente, proseguire ogni azione prevista dalla legge “finalizzata a conseguire la disponibilità dei beni compresi nel patrimonio del debitore e ogni azione diretta al recupero dei crediti”, ma anche proseguire “le azioni dirette a far dichiarare inefficaci gli atti compiuti dal debitore in pregiudizio dei creditori, secondo le norme del codice civile”. Viene specificato che il giudice autorizza il liquidatore ad esercitare o proseguire le azioni di cui ai commi 1 e 2, quando è utile per il miglior soddisfacimento dei creditori.

12) Il debitore incapiente

In virtù della nuova norma il debitore persona fisica meritevole, che non sia in grado di offrire ai creditori alcuna utilità, diretta o indiretta, nemmeno in prospettiva futura, può accedere all’esdebitazione solo per una volta, fatto salvo l’obbligo di pagamento del debito entro quattro anni dal decreto del giudice nel caso in cui sopravvengano utilità rilevanti che consentano il soddisfacimento dei creditori in misura non inferiore al 10 per cento. Non sono considerati utilità, ai sensi del periodo precedente, i finanziamenti, in qualsiasi forma erogati.

L’argomento è stato ampiamente tratto in un altro articolo che si invita a visualizzare al seguente link.

Costituisce una modifica che anticipa le novità che entreranno in vigore dal 1 settembre 2021 con il nuovo Codice della Crisi e dell’insolvenza e darà modo a molte persone di tornare a far parte del sistema economico nazionale.

Una possibilità concessa una sola volta nella vita.

Concludendo

Le modifiche apportate anticipano per molti versi quando sarà introdotto con l’entrata in vigore del nuovo Codice della Crisi e dell’insolvenza, questo, ad avviso di chi scrive, con ragione, intervenendo su una normativa potenzialmente di estrema utilità, ma poco sfruttata a causa di norme poco chiare e difformità di interpretazione da parte della giurisprudenza, il correttivo non risolve tutte le problematiche riscontrate dai professionisti, ma sicuramente aiuta a superare alcune lacune presenti nella precedente normativa. La speranza è che il 2021 porti una maggiore uniformità di interpretazione ed una maggiore collaborazione tra legali, advisor e occ.


Per una consulenza o anche solo un confronto professionale non esitate a scrivere a gestoridellacrisi@gmail.com


Di seguito di allega il testo della Legge n.3 del 2012 aggiornata alle modifiche apportate dalla Legge 18 dicembre 2020, n. 176.

Buon lavoro.


legge 3.2012-aggioramento L.176-2020
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Dott. Gabriele Leone

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