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QUALI SONO LE PROCEDURE DI SOVRAINDEBITAMENTO?

Con questo quarto articolo della serie dedicata alla guida al consumatore per le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento, proporremo un’esposizione preliminare delle 3 procedure previste dalla legge n.3 del 2012, spiegando in poche parole i concetti chiave che poi saranno esaminati nel dettaglio del singolo istituto nelle successive mini-guide.



La legge n.3 del 2012 ha introdotto 3 possibili procedure attivabili dal consumatore:

1) Il piano del consumatore

2) L’accordo di composizione della crisi

3) La liquidazione dei beni


Poi vi è la possibilità per il debitore meritevole ed incapiente di richiedere una volta della vita l’esdebitazione dai propri debiti, ma non si tratta di una procedure in senso proprio si rimanda all’apposito articolo: link.


Con il piano del consumatore e l’accordo di composizione della crisi il debitore che versa in uno stato di sovraindebitamento, può proporre ai creditori, mediante l’ausilio degli Organismi di Composizione della Crisi, un accordo di ristrutturazione dei debiti, mediante un piano che preveda la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione dei crediti futuri o attingendo a finanza esterna, cioè di terzi.


La legge richiede che la proposta di accordo, e il piano del consumatore, devono sempre assicurare il regolare pagamento dei crediti impignorabili e la soddisfazione dei creditori con privilegio, pegno o ipoteca in misura non inferiore a quella realizzabile sul ricavato in caso di liquidazione, con riferimento al valore di mercato dei beni oggetto della prelazione. Nei confronti di tutti gli altri creditori la legge non prevede un vincolo relativamente alla percentuale di pagamento che può essere offerta ed ai tempi di dilazione, pur se diversi tribunali hanno posto dei limiti alla durata del piano che formalmente la legge non prevede.


A seguito della presentazione della proposta il giudice dispone che i creditori aventi titolo o causa anteriore non possano iniziare o proseguire azioni esecutive individuali, disporre sequestri conservativi o acquistare diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato la proposta di accordo.


La proposta può prevedere che soggetti terzi apportino, anche solo sottoforma di garanzia, redditi o beni utili a dare attuabilità al piano proposto, qualora i redditi e/o il patrimonio del debitore non garantiscano da soli la fattibilità economica del piano, ovvero se flussi di cassa richiesti dal piano superino quelli generabili dal debitore istante nel medesimo periodo.


Il piano del consumatore non prevede il voto dei creditori mentre l’accordo di composizione della crisi deve essere votato da almeno il 60% della massa creditoria. La mancata espressione del voto da parte del creditore corrisponde a voto favorevole alla proposta.


Il piano del consumatore, per poter ottenere l’omologazione da parte del giudice, deve superare il vaglio di quest’ultimo in merito alla presenza di dolo o colpa grave del debitore nella determinazione del proprio stato di sovraindebitamento.


L’effetto finale, l’obiettivo, automatico delle suddette procedure è l’esdebitazione del debitore una volta che sia stata data integrale esecuzione all’accordo o piano e sia stata dichiarata chiusa la procedura.


Con la liquidazione dei beni il debitore in stato di sovraindebitamento può chiedere l’apertura di una procedura che preveda la liquidazione di tutti i suoi beni mediante la nomina di un professionista, il liquidatore.


A seguito della presentazione della proposta il giudice dispone che i creditori aventi titolo o causa anteriore non possano iniziare o proseguire azioni esecutive individuali, disporre sequestri conservativi o acquistare diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato la proposta di accordo.


La procedura si chiude dopo almeno quattro anni e rientrano nel patrimonio da liquidare tutti i beni eventualmente sopravvenuti nel predetto termine di quattro anni.

Nel caso della liquidazione l’effetto esdebitativo non è automatico ma deve essere richiesto mediante la presentazione di un ricorso del debitore entro un anno dalla chiusura della liquidazione.


Nelle prossime pillole settimanali esamineremo nel particolare le tre procedure e l’istituto dell’esdebitazione per incapienza del debitore.


Buon proseguimento.


Dott. Gabriele Leone

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