• Staff Gestori della Crisi

SOVRAINDEBITAMENTO (L.3/2012): UNA VERA RIVOLUZIONE

Aggiornamento: 10 ott 2020

Si è cercato di riassumere brevemente il concetto di crisi da sovraindebitamento e delle procedure introdotte con la legge n.3 del 2012, una rivoluzione dell’ordinamento nazionale che ha interessato tutti quei soggetti che non potevano far accesso alle procedure concorsuali previste dalla legge fallimentare.


IL SOVRAINDEBITAMENTO E LA LEGGE 3 DEL 2012.

A seguito della crisi economica che colpì l’intera economia mondiale, prima nel 2008 e poi nel 2011, sono stati sempre di più gli italiani che si trovarono a dover affrontare improvvisamente situazioni di difficoltà economica, ovvero non riuscire più a sostenere il peso degli impegni finanziari presi.


L’impatto maggiore fu registrato dalle fasce più deboli del tessuto economico, ovvero dalle piccole società, i lavoratori, gli artigiani ed anche il settore dell’agricoltura venne fortemente interessato da questo fenomeno, portando numerose aziende in uno stato di difficoltà insormontabile per l’impossibilità di onorare i propri debiti, ma al contempo non potevano fare accesso alle procedure concorsuali previste dalla legge fallimentare (R.D. 267/1942) e quindi spesso oggetto di procedure di esecuzione individuali che pur portando allo spossessamento dei beni non consentivano di ottenere l’esdebitazione, ovvero liberarsi dal debito residuo che non veniva soddisfatto dalla vendita del patrimonio del debitore.


Nel 2012 venne approvata una nuova disciplina, la Legge n.3 del 2012 con la quale vennero introdotte le procedure di composizione delle crisi da sovraindebitamento, una novità rivoluzionaria per tutti i soggetti che, secondo l’odinamento italiano, non rientrano nelle disposizioni previste dalla legge fallimentare. Per tali soggetti è ora possibile, a determinate condizioni, liberarsi dalla pressione di debiti, diventati oramai insostenibili, riportandoli a quanto effettivamente può essere pagato nella situazione economico-finanziaria attuale del debitore, ovvero quanto non può essere pagato alla fine della procedura verrà esdebitato, cioè cancellato con piena riabilitazione di chi ha usufruito di una delle procedure previste dalla Legge 3/2012.


Viene quindi introdotto il concetto di sovraindebitamento ovvero: “una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni, ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente“.

Le procedure in questione sono 3:

1) Piano del consumatore

2) Accordo di composizione della crisi

3) Liquidazione dei beni



LE PROCEDURE IN SINTESI.

Con il piano del consumatore e l’accordo il debitore in stato di sovraindebitamento può proporre ai creditori, tramite l’ausilio degli Organismi di Composizione della Crisi, un accordo di ristrutturazione dei debiti sulla base di un piano che preveda la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione dei crediti futuri.


La proposta di accordo deve sempre assicurare il regolare pagamento dei crediti impignorabili e la soddisfazione dei creditori con privilegio, pegno o ipoteca in misura non inferiore a quella realizzabile sul ricavato in caso di liquidazione e avuto riguardo al valore di mercato dei beni oggetto della prelazione. Per quanto concerne il soddisfacimento dei restanti creditori non vi è alcun vincolo relativamente alla percentuale di pagamento che può essere offerta dall’istante o riguardo ai tempi di dilazione, pur se molti tribunali reputano necessario limitare la durata del piano a 5 o 7 anni, ma ve ne sono altri che hanno omologato piani anche a 30 anni.

La prima critica che viene solitamente fatta alla legge 3 del 2012 è che si presta a diverse interpretazioni in funzione del Tribunale chiamato al giudizio sull’omologa della proposta.


Il piano, qualora omologato, è obbligatorio per tutti i creditori senza la necessità che si proceda ad un voto degli stessi, mentre l’accordo necessita del voto favorevole di almeno il 60 per cento dei creditori e in tal caso diviene vincolante anche per coloro che non abbiamo aderito. La mancata espressione del voto da parte del creditore corrisponde a voto favorevole alla proposta.


A seguito della presentazione della proposta il giudice dispone che non possono essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali, nè disposti sequestri conservativi, nè acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato la domanda di liquidazione da parte dei creditori aventi titolo o causa anteriore.


Un aspetto fondamentale del processo di omologazione del piano del consumatore consiste nel giudizio emesso dal giudice circa la meritevolezza del debitore, ovvero è necessario che il consumatore non abbia assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere, quindi che abbia colposamente causato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali e reddituali.

L’effetto finale automatico delle suddette procedure è l’esdebitazione del debitore una volta che sia stata data integrale esecuzione all’accordo e sia stata chiusa la procedura.


Con la liquidazione dei beni il debitore in stato di sovraindebitamento può chiedere la liquidazione del proprio patrimonio, immobiliare e mobiliare, mediante la nomina di un liquidatore.

A seguito della presentazione della proposta di apertura della procedura di liquidazione il giudice dispone che non possono essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali, nè disposti sequestri conservativi, nè acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato la domanda di liquidazione da parte dei creditori aventi titolo o causa anteriore.

La procedura si chiude con il decorso di quattro anni dal deposito della domanda e rientrano nel patrimonio da liquidare tutti i beni eventualmente sopravvenuti nel predetto termine di quattro anni. Pur se non espressamente indicato dalla legge, molti tribunali hanno provveduto a chiudere la procedura anche prima del decorso di quattro anni, qualora la massa passiva fosse stata interamente soddisfatta.

Come già affermato, questa legge si presta molto all’interpretazione del giudice e anche questo aspetto, della possibile chiusura della procedura di liquidazione prima dei quattro anni, non è contemplata da tutti i tribunali.

Nel caso della liquidazione l’effetto esdebitativo non è automatico, ma è necessario procedere alla richiesta mediante ricorso del debitore entro un anno dalla chiusura della liquidazione.

Allo stato attuale la legge n.3 del 2012 necessita dell’assistenza di un legale per la presentazione della richiesta all’accesso ad una delle tre procedure.


Sovraindebitamento: "una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni, ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente“.

legge-27-gennaio-2012-n-3-crisi-sovraind
.
Download • 71KB

Gestori della Crisi d'impresa e da sovraindebitamento

www.gestoridellacrisi.net

www.gestoridellacrisi.it


#sovraindebitamento #crisi #insolvenza #pianodelcosumatore #accordodiristrutturazione #liquidazionedeibeni #liquidatore

97 visualizzazioni0 commenti