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SOVRAINDEBITAMENTO: SI ALLA LIQUIDAZIONE DEI BENI CON SOLI REDDITI FUTURI.

Aggiornato il: 10 ott 2020

La procedura di liquidazione dei beni prevista dalla L. 3/2012 in tema di sovraindebitamento, può essere esperita anche in assenza di beni da liquidare, facendo affidamento soltanto sui redditi futuri del debitore? Il Tribunale di Pordenone spiega perché la risposta è si.



BREVI ACCENNI ALLA LIQUIDAZIONE DEI BENI (ex artt.14 e ss L.3/2012)

La procedura di liquidazione dei beni costituisce uno strumento ulteriore, rispetto al piano del consumatore e all’accordo di composizione della crisi, con il quale soddisfare i creditori del soggetto non fallibile. Si tratta di un procedimento esecutivo-espropriativo di carattere concorsuale, avente ad oggetto l’intero patrimonio del debitore, fatta eccezione dei beni espressamente esclusi dalla legge.

La disciplina è strutturata prendendo a riferimento la tradizionale procedura fallimentare, quindi si sviluppa nelle seguenti fasi:

1) apertura della procedura con nomina del liquidatore da parte del tribunale;

2) stesura dell’inventario dei beni;

3) formazione dello stato passivo;

4) liquidazione dei beni e riparto;

5) ed infine dell’esdebitazione.

Oggetto della liquidazione sono tutti i beni del debitore, compresi gli accessori, le pertinenze e i frutti prodotti dai beni ad eccezione di quelli personali. Fanno parte del patrimonio della liquidazione anche i beni sopravvenuti nei quattro anni successivi al deposito della domanda di liquidazione, dedotte le passività incontrate per l’acquisto e la conservazione dei beni medesimi.

Ai sensi dell’articolo 14-ter, comma 6, L. 3/2012 alcune categorie di beni non sono comprese nella liquidazione, ovvero i crediti impignorabili ai sensi dell’articolo 545 c.p.c., i crediti aventi carattere alimentare e di mantenimento, gli stipendi, delle pensioni, dei salari e di ciò che il debitore guadagna con la sua attività, sia pure nei limiti di quanto occorra al mantenimento suo e della sua famiglia indicati dal giudice, dei frutti derivanti dall’usufrutto legale sui beni dei figli, dai beni costituiti in fondo patrimoniale e dei frutti di essi, salvo quanto disposto dall’articolo 170 cod. civ., dalle cose che non possono essere pignorate per disposizione di legge.


La questione dell'ammissibilità di procedure con soli redditi futuri è tra le più dibattute tra gli addetti i lavori ed anche nella giurisprudenza non vi è una linea comune seguita dai vari tribunali, questo dovuto all’incertezza causata dagli articoli 14-ter e seguenti della L.3/2012 che non offrono indicazioni univoche sulla questione.


Ci vogliamo soffermare sul provvedimento del Tribunale di Pordenone, perché riteniamo esprima in modo chiaro i motivi per i quali la legge non può ritenersi contraria alla possibilità di un’apertura della procedura di liquidazione dei beni con solo crediti futuri.


Nel caso in esame la parte ricorrente presentò istanza di liquidazione dei propri beni, dichiarando di mettere a disposizione il proprio stipendio da lavoratore dipendente, evidenziando che nel proprio patrimonio non vi erano altri beni, né mobili né immobili.

Il Tribunale di Pordenone inizialmente dichiarava inammissibile il ricorso con decreto del 26.09.2018 (dep. 2.10.2018), “in quanto la proposta di liquidazione di tutti i beni del debitore presuppone all’evidenza che vi sia un patrimonio da liquidare”; ciò in contratto con quanto affermato in altri tribunali, ad esempio Tribunale di Milano con decreto del 16.11.2017.

In successiva sede di reclamo il debitore eccepiva che era, invece, del tutto ammissibile la procedura ex art. 14 ter L. 3/2012 anche in assenza di beni da liquidare e precisava che la presenza di un reddito certo al momento della domanda non era un requisito di ammissibilità della procedura in quanto durante i succesivi quattro anni della stessa è possibile che debitore istante integri le proprie entrate.

Il Tribunale di Pordenone, in composizione collegiale con pronuncia del 14.03.2019, ha ritenuto di poter superare l’interpretazione letterale dell’articolo 14 ter L. 3/2012, secondo la quale la norma facendo essa specifico riferimento alla presenza di beni mobili e immobili da liquidare non consentirebbe di procedere con l’apertura della procedura di liquidazione in mancanza di beni tali da giustificare l’istituto stesso e la conseguente nomina del liquidatore.


Il collegio afferma che: “A sostegno della tesi favorevole all’omologa viene addotta la circostanza che nella nozione di “beni” di cui all’articolo 810 cod. civ. possano rientrare anche le somme di denaro, nonché:

1) il fatto che l'articolo 14 ter, comma 6, lett. b), L. 3/2012 esclude dalla liquidazione i redditi da stipendi e pensioni solo nei limiti di quanto occorre al mantenimento proprio e della propria famiglia;

2) il fatto che nel patrimonio da liquidare rientreranno ex articolo 14 undecies 3/2012 anche i crediti eventualmente sopravvenuti nel quadriennio successivo al deposito della domanda di ammissione alla procedura così da far rientrare all’interno del patrimonio del debitore ogni somma idonea a soddisfare i creditori;

3) il fatto che, in difetto di beni da alienare, permane comunque l’utilità del liquidatore, posto che allo stesso è demandato anche il compito di accertamento dei crediti, riconoscimento dei diritti di prelazione e predisposizione dei piani di riparto al fine di soddisfare i creditori;

4) il fatto che l’articolo 14 quater L. 3/2012 preveda che la risoluzione dell’accordo o la revoca del piano del consumatore consentano la conversione di tali istituti nella procedura di liquidazione, così da desumersi che la procedura liquidatoria sia la più ampia e contenitiva tra procedure previste dalla L. 3/2012;

5) il fatto che il legislatore abbia tenuto distinti i profili di ammissibilità della procedura con quelli di ammissibilità della esdebitazione posto che la valutazione meritoria non è stata presa in considerazione quale condizione di ammissibilità della procedura di liquidazione ma solo quale presupposto per la successiva concessione della eventuale esdebitazione.”

Il collegio ha quindi accolto il reclamo proposto, revocato il decreto di inammissibilità e trasmesso gli atti al giudice designato per un nuovo pronunciamento.

Il Tribunale di Pordenone ha sintetizzato i motivi per i quali si può presentare una domanda di liquidazione dei beni, anche se si può contare solo su redditi futuri, ma ha anche affermato un principio importantissimo e non sempre condiviso dalle altre sedi, ovvero che la valutazione meritoria non è stata presa in considerazione quale condizione di ammissibilità della procedura di liquidazione ma solo quale presupposto per la successiva concessione della eventuale esdebitazione.

Di seguito vi alleghiamo il provvedimento, da tenere a portata di mano.



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