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GUIDA AL SOVRAINDEBITAMENTO: COME FUNZIONA IL PIANO DEL CONSUMATORE?

Con questo nuovo articolo della guida settimanale per il consumatore spiegheremo che cos’è il piano del consumatore, ovvero una delle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento.



Art.7 co.1 L. 3/2012: “Il debitore in stato di sovraindebitamento può proporre ai creditori, con l’ausilio degli organismi di composizione della crisi di cui all’articolo 15 con sede nel circondario del tribunale competente ai sensi dell’articolo 9, comma 1, un accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti sulla base di un piano che, assicurato il regolare pagamento dei titolari di crediti impignorabili ai sensi dell’articolo 545 del codice di procedura civile e delle altre disposizioni contenute in leggi speciali, preveda scadenze e modalità di pagamento dei creditori, anche se suddivisi in classi, indichi le eventuali garanzie rilasciate per l’adempimento dei debiti e le modalità per l’eventuale liquidazione dei beni. È possibile prevedere che i crediti muniti di privilegio, pegno o ipoteca possono non essere soddisfatti integralmente, allorché ne sia assicurato il pagamento in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o ai diritti sui quali insiste la causa di prelazione, come attestato dagli organismi di composizione della crisi.”

In poche parole la legge 3 del 2012 prevede la possibilità per il consumatore di presentare una proposta di ristrutturazione del debito, con l’ausilio degli o.c.c. in modo da poter rispettare i dettami della legge, la quale prevede criteri specifici per l’omologazione, ovvero l’autorizzazione da parte del Giudice e quindi l’imposizione del piano ai creditori.


Il piano del consumatore viene elaborato dal debitore, con l’ausilio spesso di un consulente, un advisor, e deve considerare anche le esigenze dello stesso e, eventualmente, della famiglia e quindi valutare le eccedenze economiche tra le entrate periodiche e quanto necessario per soddisfare le prime. Le somme in eccedenza concorreranno pertanto a formare le risorse che potranno essere impiegate nel piano di rientro dal debito.


L’art. 6, comma 2, lett. b), della legge n. 3/2012 definisce il consumatore come “la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigiana o professionale eventualmente svolta, anche se socio di una delle società appartenenti ad uno dei tipi regolati nei capi III, IV e VI del titolo V del libro quinto del codice civile, per i debiti estranei a quelli sociali”, così come da modifiche apportate dalla legge 18 dicembre 2020, n. 176. In tal modo si ricomprende tra i soggetti che posso accedere alle procedure di composizione della crisi anche le persone fisiche soci di società di persone. A condizione che le passività derivino da attività estranee a quelle derivanti dall’attività d’impresa. (per dettagli si rimanda ad apposito articolo).


Quindi se il debitore ha assunto debiti per attività d’impresa o professionale l’unica procedura a cui sarà ammesso è l’accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento, prossimo argomento di questa guida a pillole settimanali.


Il piano del consumatore prevede una proposta di ristrutturazione del debito, che non è soggetta all' approvazione dei creditori, ma al giudizio del Giudice che valutata la fattibilità, l’assenza di atti in frode e di dolo o colpa grave del consumatore, nonché la convenienza della proposta rispetto l’ipotesi liquidazione dei beni.


Per atti in frode ai creditori devono intendersi i comportamenti individuati nell’art. 14-bis ovvero “quando è stato dolosamente o con colpa grave aumentato o diminuito il passivo, ovvero sottratta o dissimulata una parte rilevante dell'attivo ovvero dolosamente simulate attività inesistenti”.


Il Giudice nel proprio giudizio viene aiutato da una relazione dell'O.C.C., o del Gestore facenti funzioni, redatta ai sensi dell’art. 9, comma 3 - bis, legge n. 3/2012, che deve contenere:

“a) l’indicazione delle cause dell’indebitamento e della diligenza impiegata dal debitore nell’assumere le obbligazioni;

b) l’esposizione delle ragioni dell’incapacità del debitore di adempiere le obbligazioni assunte;

c) la valutazione sulla completezza e sull’attendibilità della documentazione depositata a corredo della domanda;

d) l’indicazione presunta dei costi della procedura;

e) l’indicazione del fatto che, ai fini della concessione del finanziamento, il soggetto finanziatore abbia o meno tenuto conto del merito creditizio del debitore valutato, con deduzione dell’importo necessario a mantenere un dignitoso tenore di vita, in relazione al suo reddito disponibile. A tal fine si ritiene idonea una quantificazione non inferiore all’ammontare dell’assegno sociale, moltiplicato per un parametro corrispondente al numero dei componenti del nucleo familiare della scala di equivalenza dell’ISEE prevista dal regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159.L'O.C.C. verifica, come nell’accordo, la veridicità dei dati contenuti nella proposta e nei documenti allegati, nonché attesta la fattibilità del piano nonché la probabile convenienza rispetto all’ alternativa liquidatoria.”


Il Piano dovrà contenere tutti i dati utili per consentire la valutazione da parte del Giudice sulla l’assenza di dolo e colpa grave del debitore consumatore.


LE FASI DELLA PROCEDURA

Il Giudice, a seguito del deposito del ricorso per accedere alla procedura del piano del consumatore, provvede immediatamente a verificare l’assenza di atti in frode ai creditori, verifica la competenza territoriale ed eventuali cause di inammissibilità.


Solo a seguito dell’esito positivo di tali verifiche il Giudice fissa l’udienza di omologazione del piano nel termine di sessanta giorni dalla data di deposito della proposta o eventualmente delle integrazioni richieste.


L’O.C.C. avrà l’onere di comunicare la proposta e la data dell’udienza a tutti i creditori individuati.


Una fondamentale distinzione rispetto all’accordo si ravvisa nella circostanza che nell’art. 12 - bis, comma 2, legge n. 3/2012, ovvero non è prevista la sospensione generalizzata delle azioni esecutive.

Fino al momento in cui il provvedimento di omologazione diviene definitivo, il Giudice può disporre la sospensione dei procedimenti di esecuzione forzata (mobiliari, immobiliari e presso terzi) se reputi che dalla prosecuzione possa essere pregiudicata la fattibilità del piano.


L’art. 12-ter, co. 2, legge n. 3/2012 prevede che il piano omologato sia obbligatorio per tutti i creditori precedenti al momento in cui è stata eseguita la pubblicità del decreto di omologazione, non si avrà però effetti sui diritti di tali creditori nei confronti dei coobbligati, fideiussori e obbligati in via di regresso.


Inoltre, la normativa prevede:

- il divieto, per i creditori con causa o titolo anteriore come sopra individuati, di iniziare o proseguire azioni esecutive o cautelari e di acquistare diritti di prelazione (art. 12-ter, co. 1);

- il blocco delle azioni esecutive da parte dei creditori per causa o titolo posteriore all’omologa sui beni oggetto del piano.


La fase di omologazione è incentrava sull’accertamento:

- della fattibilità del piano, ovvero l’occ nella propria relazione dovrà attestare che il piano sia economicamente sostenibile, cioè vi devono essere le risorse disponibili sufficienti a garantire l’esecuzione della proposta;

- della sua idoneità ad assicurare il pagamento dei crediti impignorabili e dei crediti di cui all’art. 7, comma 1;

- dell’assenza di dolo e colpa grave da parte del debitore.


Particolarmente importante è il meccanismo del cram down ovvero, anche in presenza di contestazioni da parte di creditori o altri interessati circa la convenienza del piano rispetto l’alternativa liquidatoria, il Giudice può comunque omologarlo se ritiene che il credito possa essere soddisfatto in misura non inferiore all’alternativa liquidatoria, fondamentale sarà l’ausilio della relazione dell’O.c.c..


È prevista la moratoria fino ad un anno dall’omologazione per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca salvo che sia prevista la liquidazione dei beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione (ex art. 8, comma 4, legge n. 3/2012). Vuol dire che se si ha un credito garantito da ipoteca sull’immobile, tale credito non potrà essere soddisfatto se non oltre l’anno.

Questo è uno dei problemi principali della buona riuscita dei piani del consumatore, ma un aiuto in tal senso è stato dato con le modifiche introdotte con la legge 18 dicembre 2020, n. 176, entrata in vigore il 25 dicembre 2020, di conversione del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, con l’introduzione dell’Art. 8 comma 1-ter:”La proposta di piano del consumatore e la proposta di accordo formulata dal consumatore possono prevedere anche il rimborso, alla scadenza convenuta, delle rate a scadere del contratto di mutuo garantito da ipoteca iscritta sull’abitazione principale del debitore se lo stesso, alla data del deposito della proposta, ha adempiuto le proprie obbligazioni o se il giudice lo autorizza al pagamento del debito per capitale ed interessi scaduto a tale data.

La norma concede al debitore, che sia in regola con i pagamenti scaduti alla data del deposito della domanda, di tenere una categoria importante di debito al di fuori della proposta. Medesima chance è offerta al debitore che, pur trovandosi con pagamenti insoluti, venga autorizzato dal giudice a pagare il pregresso per capitale e interessi al giorno della domanda.

Per le altre novità si rimanda all’apposito articolo, ma si ritiene anche in questa sede di evidenziare una importante modifica: tra delle verifiche richieste dell’O.c.c. viene inserita anche la valutazione del soggetto finanziatore, ovvero viene richiesto di accertare che questi abbia tenuto o meno conto del merito creditizio del debitore valutato con “deduzione dell’importo necessario a mantenere un dignitoso tenore di vita, in relazione al suo reddito disponibile. A tal fine si ritiene idonea una quantificazione non inferiore all’ammontare dell’assegno di sociale, moltiplicato per un parametro corrispondente al numero dei componenti del nucleo familiare della scala di equivalenza dell’ISEE prevista dal regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159”.

Le conseguenze di tale verifica è evidente dal comma 3-ter dell’art. 12:”Il creditore che ha colpevolmente determinato la situazione di indebitamento o il suo aggravamento ovvero, nel caso di accordo proposto dal consumatore, che ha violato i princìpi di cui all’articolo 124-bis del testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, non può presentare opposizione o reclamo in sede di omologa, anche se dissenziente, né far valere cause di inammissibilità che non derivino da comportamenti dolosi del debitore.


Il procedimento di omologazione si conclude con un provvedimento con cui il Giudice omologa oppure nega l’omologazione e contro il quale è possibile proporre reclamo.


Il decreto di omologazione deve intervenire entro sei mesi dalla presentazione della proposta.


Il piano del consumatore è una procedura complessa e la legge prevede condizioni particolari che devono essere rispettate, consigliamo di richiedere una consulenza ad un professionista esperto in sovraindebitamento che possa aiutarvi a capire se avete i requisiti per poter ottenere l’omologazione e soprattutto che vi aiuti nell’elaborazione del piano di ristrutturazione da sottoporre al vaglio del Gestore nominato dall’O.c.c.


Per maggiori dettagli o per una consulenza specifica vi invito a scrivere a gestoridellacrisi@gmail.com e visitare il nostro sito www.gestoridellacrisi.it


Grazie e buona lettura.


Dott. Gabriele Leone

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