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SOVRAINDEBITAMENTO: Cassazione 17391 del 20/08/2020. CREDITI PRIVILEGIATI E DILAZIONE OLTRE L’ANNO.

Aggiornato il: 10 ott 2020

Uno degli elementi più dibattuti della Legge n.3 del 2012 è quanto previsto dal comma n.4 dell’art. 8, ovvero: “La proposta di accordo con continuazione dell'attivita' d'impresa e il piano del consumatore possono prevedere una moratoria fino ad un anno dall'omologazione per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, salvo che sia prevista la liquidazione dei beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione”. La Cassazione ha finalmente chiarito quale principio applicare.


Pur in presenza di una ormai consolidata giurisprudenza relativa al concordato che consente di prevedere il pagamento dilazionato del credito privilegiato sottoponendo la dilazione al voto dei creditori, nel corso degli ultimi anni molti Tribunali hanno ritenuto, per anni, corretto interpretare letteralmente la normativa sul sovraindebitamento.


Pensate a quale peso possa avere tale limite nel risvolto pratico, in particolare per famiglie e piccoli imprenditori in difficoltà che per poter accedere ad una delle due procedure di ristrutturazione dei debiti, si trovano a dover garantire il pagamento dell’intero credito privilegiato, ad esempio un mutuo ipotecario acceso sull’abitazione, nel primo anno dall’omologa della proposta. Uno scoglio spesso insormontabile.

Nel caso in commento, il Tribunale di Civitavecchia aveva rigettato l’accordo in quanto il piano proposto dal debitore prevedeva che i creditori privilegiati fossero pagati in cinque anni, per tanto ritenuto contrario alla normativa in vigore e quindi non ammissibile.


ORDINANZA N. 17391 del 20 agosto 2020.

La Cassazione, ha invece stabilito, con l’ordinanza n. 17391 del 20 agosto 2020, che la dilazione è ammessa purché si attribuisca ai titolari dei crediti privilegiati il diritto di voto a fronte della perdita economica conseguente al ritardo con cui verranno corrisposte le somme ad essi spettanti o, con riferimento ai piani del consumatore, purché sia data a essi la possibilità di esprimersi in merito alla proposta del debitore istante.

La Cassazione ha richiamato i principi già espressi con la precedente sentenza n.17834/2019, affermando quanto segue: “…neppure le possibili perplessità dinanzi a piani di pagamento con orizzonte temporale rilevante impongono la conseguenza di una illegittimità tout court di previsioni di pagamenti rateali ultrannuali; invero esse non sono di per sé ostative perché il punto resta per intero suscettibile di esser compreso nella valutazione di convenienza, notoriamente riservata ai creditori che hanno diritto di voto, i quali creditori sono gli unici a dover valutare se una proposta di accordo del tipo di quella indicata, implicante pagamenti dilazionati, sia o meno conveniente a fronte delle possibili alternative di soddisfacimento”.


Le interpretazioni restrittive e letterali della legge hanno portato per i primi anni ad una consolidata difficoltà di accesso alle procedure di sovraindebitamento, ma queste ultime pronunce della Suprema Corte potranno sicuramente dare un nuovo impulso positivo alle procedure di sovraindebitamento soggette al vincolo dell’art.8 comma 4 della L.3/2012, ovvero il piano del consumatore e dell’accordo di composizione della crisi.


Sentenza-Cassazione-17391-del-20-agosto-
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