CONSULENZA CRISI DA SOVRAINDEBITAMENTO (L.3/2012)

Una consulenza finalizzata a trovare una possibile soluzione ad una situazione di sovraindebitamento, con onesta e professionalità.


Dalla trattativa con i creditori sino all’elaborazione e deposito di una proposta di accordo o piano del consumatore, o ancora una domanda di accesso alla procedura di liquidazione del patrimonio, potrete sempre contare su un professionista esperto del settore e con una conoscenza profonda della normativa, indispensabile per potersi orientare in una legge ricca di lacune interpretative e per la quale è fondamentale lo studio e la conoscenza della più aggiornata giurisprudenza.


La legge prevede la possibilità di attivare delle procedure in grado di consentirvi di ottenere l'esdebitazione dai vostri debiti al termine dell’iter procedurale, ma è fondamentale conoscere bene la strada da percorre per evitare errori che possano compromettere il risultato finale.

QUALI SONO QUESTE PROCEDURE?

  1. Il piano del consumatore (ex artt. 9 e 12 bis L.3/2012), riversato ai soli consumatori;

  2. L’accordo di composizione della crisi (ex art. 9 L.3/2012), accessibile a tutti i soggetti;

  3. La liquidazione dei beni (ex art. 14 ter ss L.3/2012), accessibile da tutti i soggetti.

 

Chi può accedere a queste procedure?

La legge individua con indicazione precisa, quali soggetti che possono accedere alle procedure di sovraindebitamento, oltre agli imprenditori agricoli e alle start up, il “consumatore” definito ai sensi dell’art.6, comma 2, lett. b), della legge n. 3/2012 è qualificato come: “il debitore persona fisica che ha assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all'attività imprenditoriale professionale eventualmente svolta”. Ad essi si aggiunge una vasta platea di soggetti, titolari di situazioni di sovraindebitamento non soggette né assoggettabili a procedure concorsuali diverse da quelle regolate dalla L.3/2012, ovvero i soggetti “non fallibili”.

Di seguito l’elenco di chi può fruire dei procedimenti previsti dalla legge:

  • i consumatori

  • le persone giuridiche (ditte individuali e società) non fallibili per dimensione o perché cessate da oltre un anno;

  • i professionisti;

  • gli imprenditori agricoli;

  • le start up innovative;

  • le persone fisiche garanti di società e/o ditte individuali, anche fallibili, e/o di consumatori

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Fisseremo un incontro nel quale forniremo tutte le informazioni utili ed esamineremo il caso specifico per fornire una consulenza completa mirata ad ottenere una ristrutturazione del debito.

 

Un verifica sincera della reale possibilità di accedere ad una delle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento, con una diretta analisi rischi-benefici

Si riceve su appuntamento presso sedi di:

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Gli aspetti principali della norma:

Ai sensi dell’art. 6, comma 2, lett. a), legge n. 3/2012 si definisce lo stato di sovraindebitamento come: “la situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà ad adempiere le proprie obbligazioni, ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente”.

Il concetto di ”stato di sovraindebitamento” rappresenta, quindi, una situazione di squilibrio finanziario attuale o prospettico tra attività prontamente liquidabili e passività da soddisfare che causa una difficoltà di adempiere regolarmente alle obbligazioni assunte oppure anche la definitiva incapacità ad adempierle regolarmente.

 

Con il piano del consumatore e l’accordo di composizione della crisi il debitore che versa in uno stato di sovraindebitamento, può proporre ai creditori, mediante l’ausilio degli Organismi di Composizione della Crisi, un accordo di ristrutturazione dei debiti, mediante un piano che preveda la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione dei crediti futuri o attingendo a finanza esterna, cioè di terzi.


La legge richiede che la proposta di accordo, e il piano del consumatore, devono sempre assicurare il regolare pagamento dei crediti impignorabili e la soddisfazione dei creditori con privilegio, pegno o ipoteca in misura non inferiore a quella realizzabile sul ricavato in caso di liquidazione, con riferimento al valore di mercato dei beni oggetto della prelazione.


Nei confronti di tutti gli altri creditori la legge non prevede un vincolo relativamente alla percentuale di pagamento che può essere offerta ed ai tempi di dilazione, pur se diversi tribunali hanno posto dei limiti alla durata del piano che formalmente la legge non prevede.
A seguito della presentazione della proposta il giudice dispone che i creditori aventi titolo o causa anteriore non possano iniziare o proseguire azioni esecutive individuali, disporre sequestri conservativi o acquistare diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato la proposta di accordo.


La proposta può prevedere che soggetti terzi apportino, anche solo sottoforma di garanzia, redditi o beni utili a dare attuabilità al piano proposto, qualora i redditi e/o il patrimonio del debitore non garantiscano da soli la fattibilità economica del piano, ovvero se flussi di cassa richiesti dal piano superino quelli generabili dal debitore istante nel medesimo periodo.


Il piano del consumatore non prevede il voto dei creditori mentre l’accordo di composizione della crisi deve essere votato da almeno il 60% della massa creditoria. La mancata espressione del voto da parte del creditore corrisponde a voto favorevole alla proposta.


Il piano del consumatore, per poter ottenere l’omologazione da parte del giudice, deve superare il vaglio di quest’ultimo in merito al giudizio di meritevolezza, ovvero si deve escludere la possibilità che il consumatore abbia assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere e quindi che abbia colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali e reddituali.


L’effetto finale, l’obiettivo, automatico delle suddette procedure è l’esdebitazione del debitore una volta che sia stata data integrale esecuzione all’accordo o piano e sia stata dichiarata chiusa la procedura.


Con la liquidazione dei beni il debitore in stato di sovraindebitamento può chiedere l’apertura di una procedura che preveda la liquidazione di tutti i suoi beni mediante la nomina di un professionista, il liquidatore. A seguito della presentazione della proposta il giudice dispone che i creditori aventi titolo o causa anteriore non possano iniziare o proseguire azioni esecutive individuali, disporre sequestri conservativi o acquistare diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato la proposta di accordo.
La procedura si chiude dopo almeno quattro anni dal deposito della domanda e rientrano nel patrimonio da liquidare tutti i beni eventualmente sopravvenuti nel predetto termine di quattro anni.


Nel caso della liquidazione l’effetto esdebitativo non è automatico ma deve essere richiesto mediante la presentazione di un ricorso del debitore entro un anno dalla chiusura della liquidazione.

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